di Enrico Salvagno
Supposizioni verso un cielo
Le vele.
Guardavano i nostri visi,
lungo meriggio.
E intrapresi. Supposizioni verso un cielo,
che avrei voluto più limpido.
Rincorsi il pulviscolo,
mentre l’arcobaleno aprì il suo mondo.
Semplice vomitare paure,
meno. Stupirsi del cuore.
Lo stesso che accavalla le ciglia e le palpebre.
Sull’“est maggiore”.
Nel battito emotivo.
Ora, i sogni miei. Sono nella tua energia,
però sento fatica.
Apro il mio di mondo, allo sguardo del prossimo.
Ora il cielo è diventato pessimo.
Ed io non so che dire.
Elargire la distanza per poi stare. Ancora più male.
*
Forza, oltre il confine
Nel ricordo più avventato,
arriva il passo immortale della vita, la sua forza.
Forza, oltre il confine.
Allora voltati verso sinistra poi verso il guado di destra. Guarda questa notte pesta.
Resta. Nel centro del tempo, nel centro del mondo.
Cosicché arriva in un secondo il passo protratto dell’amore,
che tutto chiede ma nulla pretende. Che sempre richiama,
e nell’ora del tramonto ancora si estende.
*
E c’erano
Richiamo gli inganni scoscesi,
tra le vite altrui
e c’erano i lapidari controsensi.
E c’erano gli inganni dei tuoi tempi.
E c’erano anche quei sorrisi.
Dati.
Perché’ il niente, non sembra la risposta.
Richiamo chi ancora con me, vuol navigare.
Ora.
Qualcuno è sull’altra flotta.
*
L’alba del giorno dopo
“Il sogno di quell’ estate,
brucia ancora sotto le cascate,
che mai ferme,
trasportano i lapilli malinconici.
Ti guardavo.
Con le sembianze di chi mai smette di pensarti.
Ed il giorno addensa paure a cui dai” del tu”.
Poi ci fu ancora un respiro.
E l’immenso accese il sostare duro.
Fu l’alba del giorno dopo,
ad accarezzare l’ombra degli umori tuoi.
E mentre il mondo sogna un nuovo giorno,
mi sento di sognare,
non quello che è tutt’attorno,
una poesia che colma cicatrici.
Mai sazie.
Sull’ultimo sangue antico,
il tuo chiamarmi.
Ho visti scritti,
sbriciolare la noia,
ho sentito il riverbero del mondo sofferente.
Ho sentito il tuo sentire,
su di me. Ancora nebbia opaca.
Dimmi di te,
e cancellerò il rancoroso pianto.”
