di Sara Manuela Cacioppo
“Prendere servizio dovrebbe essere uno dei momenti più emozionanti nella vita di un insegnante. […] Il dirigente era un uomo sulla cinquantina, dai capelli brizzolati e per nulla sorridente. […]
«Il nostro è un quartiere a rischio» esordì, in piedi di fronte a noi. «Con un’utenza particolarmente difficile. Dovete essere severi ma farvi voler bene. L’amore è l’unica cosa che vi può aiutare».”
Le prime pagine di “Duecento giorni di tempesta” (Marlin editore), il terzo romanzo di Simona Moraci, rivelano fin da subito un punto focale dell’opera: l’amore come sentimento imprescindibile nella vita e nel lavoro di insegnante, l’amore come salvezza e chiave di comprensione dell’altro.
Moraci racconta il percorso lavorativo e sentimentale di Sonia, giovane docente fuggita dal passato, distrutta dalla morte prematura del figlio, e oggi in cerca di se stessa. Sonia insegna in Sicilia, in un quartiere a rischio, intriso di criminalità. Gestire i comportamenti ribelli, fuori norma e talvolta incontrollabili dei suoi studenti (banchi lanciati in aria, aggressioni, rabbia), sarà per lei una grande sfida e una crescita non solo a livello lavorativo ma personale: si apprende sempre in due, in uno scambio continuo fra docente e discente, il cui fine ultimo è la costruzione di un nuovo equilibrio esistenziale e conoscitivo.
Tramite il personaggio di Sonia ci addentriamo nel mestiere di insegnante, capendone problematicità e bellezze del quotidiano: la difficoltà del relazionarsi con dei soggetti difficili e al contempo la soddisfazione di riuscire a scalfirne qualche corazza, tra pianti e risate, ferite che sembrano insanabili e cure che leniscono.
Gli studenti di Sonia sono ragazzi cresciuti in un quartiere permeato di violenza, il linguaggio della forza è pertanto l’unico che conoscono, l’unico che i genitori hanno insegnato loro per difendersi e non soccombere al prossimo. Nel tentativo di strappare i ragazzi alla malavita, i docenti si fanno carico di questa violenza, convivendo con un forte sentimento di frustrazione e impotenza. Ma la voglia di riscatto prende piede con ostinazione, servendosi dell’arma più potente di tutte: l’amore.
A impreziosire la trama, un intricato triangolo amoroso fra la protagonista e due suoi colleghi: Stefano e Andrea.
La tempesta interiore di Sonia si fa specchio della tempesta esteriore di una città, di un quartiere, di una scuola: il lettore è portato a danzare nel temporale, a bagnarsi, a chiudere gli occhi per riflettere su se stesso e le avversità della vita.
