Le modelle velletrane, ciociare e valcominesi a Parigi alla fine dell’Ottocento
di Clara Zennaro
Abstract. Questo contributo intende offrire una panoramica delle modelle ciociare nell’arte, ripercorrendo la storia di coloro che hanno marcato la scena parigina tra l’Ottocento e il Novecento. L’obiettivo di questo studio è dimostrare la presenza crescente delle donne in tale settore. La prima parte del paper si concentra su un’analisi descrittiva e storica; la seconda affronta e spiega le peculiarità di ogni singola artista.
Parole chiave: modelle ciociare, corsi femminili, Parigi.
Tra l’Ottocento e il Novecento a Parigi sorsero i primi movimenti che si opposero all’accademismo, dopo secoli in cui la tradizione, di stampo neoclassico, era stata la protagonista incontrastata della scena artistica europea.
La città, già palcoscenico di svariati Salon, incominciò ad ospitare eventi ed esposizioni universali memorabili, come quella del 1889 in cui venne presentata la Tour Eiffel, che diventò presto il simbolo della Ville Lumière.
Pittori e scultori, provenienti da tutto il mondo, trascorsero nella capitale francese periodi più o meno lunghi della loro carriera, frequentando i bistrot e le brasserie sorti nei vecchi mulini di Montmartre, oppure dandosi appuntamento sulla Collina dei poeti e delle muse, ovvero Montparnasse, dove si discuteva d’arte e si stringevano interessanti sodalizi lavorativi.
Molti erano anche gli studenti d’arte che approdavano in città attratti dalle numerose possibilità formative.
Oltre ad insegnare all’École des beaux-arts, i grandi artisti accoglievano gli allievi nei loro atelier, ed erano inoltre state istituite alcune accademie private.
In questo clima di grande fermento artistico e culturale, si svilupparono professioni volte a soddisfare i bisogni di artisti e studenti d’arte.
È curioso constatare che le figure di spicco in questo ambito furono, per la maggior parte, quelle di donne arrivate in città insieme alle loro famiglie dai territori dell’antico Stato Pontificio per sfuggire alla miseria che dilagava nella vicina provincia di Terra di Lavoro, dopo la cacciata di re Francesco II e la conseguente annessione dei territori dei Borbone al Regno d’Italia.
In un’epoca in cui l’arte era ancora prettamente figurativa, la professione del modello era molto richiesta: in particolare, in quel periodo, a Parigi dilagò una vera e propria moda per il ritratto di personaggi in costume ciociaro, come era già accaduto a Roma nel secolo precedente.
Mentre gli uomini provenienti dalla Valcomino e dalla Ciociaria si travestivano da pastori, le donne che sostavano in Place Pigalle, in attesa di un ingaggio, sfoggiavano ampie gonne decorate, scialli, corpetti e si coprivano il campo con dei fazzoletti. Ai piedi indossavano le ciocie, tipiche calzature fatte di pelli e fasce.
In alcuni casi, i modelli, dotati di uno spiccato spirito imprenditoriale, decisero di aprire delle accademie private, che non richiedevano il difficile esame di ammissione in lingua francese previsto dalla scuola d’arte ufficiale e che diventarono, quindi, popolari tra gli stranieri. La grande novità, però, fu che questi istituti permisero la frequenza alle donne, mentre L’ École des beaux-arts aprì i primi corsi femminili soltanto nel 1897.
Maria Pasqua
Figlia del modello Domenico Pasqua, Maria nacque a Velletri nel 1856. Quando l’uomo partì per Parigi in cerca di un ingaggio, portò con sé la bellissima figlia, che riscosse molto successo tra i pittori.
Maria Pasqua prestò il suo volto ai personaggi dei dipinti di Antoine Hebert, Charles François Jalabert e Henriette Browne, diventando presto una modella molto richiesta. La sua fama raggiunse la Contessa di Noailles che, incantata dalla bellezza della ragazzina, propose a suo padre di affidargliela dietro compenso, a patto che non dovesse più posare e che osservasse i comandamenti della religione cristiana.
Maria Pasqua si trasferì presso le proprietà della contessa dove crebbe come un’aristocratica e contrasse un buon matrimonio, abbandonando per sempre la miseria ma anche il mondo dell’arte.
Juana Romani e l’Académie Colarossi
Nel 1870, pochi anni dopo l’apertura dell’Académie Julian, il piciniscano Filippo Colarossi fondò l’Académie Colarossi, in Rue de la Grand Chaumière, a Montparnasse. L’istituto offriva ai suoi studenti una formazione meno conservatrice rispetto all’École des beaux-arts e, soprattutto, permetteva alle donne di frequentare i suoi corsi, anche se con una retta più alta rispetto a quella richiesta agli uomini. Le motivazioni si possono trovare nella diffusa convinzione che l’arte non fosse considerata una professione femminile, bensì un passatempo, quindi un lusso.
Nonostante ciò, le studentesse all’Académie Colarossi avevano finalmente modo di studiare il nudo maschile, attività che suscitava non certo poco scalpore.
Tra gli insegnanti della Colarossi vi furono Raphaël Collin, Gustave Courtois, Jean-Antoine Injalbert e Pascal Dagnan-Bouveret. Allieve della scuola furono invece Camille Claudel, Jeanne Hébuterne e Tamara de Lempicka.
Filippo Colarossi, intorno al 1882, assunse come modella Carolina Carlesimo, una giovane da poco arrivata a Parigi da Velletri insieme a sua madre e all’uomo che di lì a poco sarebbe diventato il suo patrigno.
Presto, però, la ragazza lasciò l’impiego presso la scuola, visto che iniziò a lavorare per alcuni degli artisti più famosi di Parigi, come Alexandre Falguière, Carolus-Duran, Jean-Jacques Henner, Ferdinand Roybet e Victor Prouvé, continuando tuttavia a frequentare la Colarossi, nella veste di studentessa. Dopo essersi formata presso Henner e Roybet, la pittrice esordì con successo al Salon del 1888, diventando una delle più famose pittrici professioniste di Parigi durante la Belle Époque, con lo pseudonimo di Juana Romani.
Maria Caira e l’Académie Vitti
Giunta a piedi a Parigi da Gallinaro insieme alla sua famiglia, Maria Caira posò per vari artisti, tra cui Frederick William MacMonnies.
Nel 1889 ebbe una grande intuizione: aprire in un vecchio deposito di carrozze al 49 di Boulevard du Montparnasse, una scuola d’arte per sole donne, con una retta democratica, pari a quella richiesta nelle altre accademie agli allievi.
La scuola dovette essere intestata giocoforza al marito di Maria, anche se durante il lungo periodo di attività dell’Académie Vitti fu la modella gallinarese a gestire le lezioni e i rapporti con le studentesse e con gli insegnati.
I corsi furono frequentati da ragazze di tutte le nazionalità e si avvalsero di illustri insegnanti quali Paul Gauguin, Luc-Olivier Merson e Kees van Dongen.
La stessa Maria Caira, suo marito Cesare, le sorelle Anna e Giacinta e il fratello Carlo posarono per le studentesse. La sua incredibile storia è raccontata nell’interessante romanzo “Madame Vitti” (Sellerio, 2022) di Marco Consentino e Domenico Dodaro.
L’Académie Carmen di Carmela Caira
Carmela Caira, ispirata dalle ambizioni imprenditoriali della cugina Maria, aprì l’Académie Carmen, al numero 6 di Passages Stanislas, nel 1898. Già modella di James Whistler, Auguste Rodin, Henri Matisse, Émile Bernard, Alice Pike Barney e Jules Pascin, la Caira fondò la scuola insieme a Whistler e allo scultore americano Frederick William MacMonnies.
La classe femminile era guidata dalla pittrice Inez Eleanor Bate. Molto frequentata dalle studentesse americane, inglesi, irlandesi e scozzesi, l’Académie Carmen ebbe però vita breve e chiuse i battenti nel 1901.
Le sorelle Abbruzzese nello studio di Rodin
Adele e Anna Abbruzzese, originarie della Valcomino, sono state le modelle preferite di Auguste Rodin. La bruna e armoniosa Anna approdò appena quindicenne nello studio dell’artista e posò per lui per le illustrazioni di una preziosa edizione de “I fiori del male” di Baudelaire, per “La toilette di Venere” e per “Cibele”.
La sorella Adele, dal corpo giunonico e i lunghi capelli ramati, conobbe lo scultore pochi anni dopo. Rodin la definì “una pantera” per via delle sue movenze scattanti. La ragazza possedeva, inoltre, la grande abilità di mantenere a lungo pose molto difficili.
Adele Abbruzzese posò per “La donna accovacciata”, “Iris”, “Torso di Adele” e “La Cariatide caduta portando la sua pietra”; con Rodin intrattenne un rapporto epistolare per quasi trent’anni, che si concluse solo alla morte dell’artista.
Rosalia Tobia e la “Chez Rosalie”
Rosalia Tobia, originaria di Picinisco, era una delle modelle preferite di Carolus-Duran e James Whistler, dal quale, secondo alcune fonti, avrebbe avuto un figlio, nonché di William-Adolphe Bouguereau. Per quest’ultimo, posò per “Giovinezza”, “Le due bagnanti” e “Gli innocenti”.
Nel 1906, la Tobia abbandonò la carriera di modella e aprì un piccolo ristorante in Rue Campagne Première, a Montparnasse: Chez Rosalie.
La sua clientela era formata soprattutto da artisti, che spesso pagavano pasti e bevute con disegni e dipinti. Un habitué del locale era Amedeo Modigliani: il pittore donò innumerevoli disegni a Rosalia, che, pur provando affetto per il giovane, non ne apprezzava lo stile. Quando Modigliani divenne famoso, Rosalia cercò i disegni che il pittore le aveva lasciato e che lei spesso aveva usato per accendere il fuoco, ma erano ormai stati mangiati dai topi.
Il locale era frequentato da artisti e scrittori, tra cui si citano: Guillaume Apollinaire, Maurice Utrillo, André Salmon e Max Jacob.
Le sorelle Arpino e Matisse
Dieci anni dopo aver immortalato la modella gallinarese Rosa Arpino nel famoso dipinto “La gioia di vivere” del 1906, Henri Matisse conobbe sua sorella Loreta.
Lorette, come era stata soprannominata dal pittore, diventò la sua musa ispiratrice. Trascorse insieme a lui un periodo di otto mesi di lavoro intenso nel suo appartamento sulla Senna, durante il quale venne ritratta in una cinquantina di dipinti. Grazie al rapporto con la nuova modella, lo stile di Matisse subì un grande cambiamento e assunse nuovi linguaggi ed espressioni.
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